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martedì 14 gennaio 2014

La Grande Bellezza (monologo finale)



Finisce sempre così … con la morte. Prima però c’è stata la vita, nascosta sotto il bla bla bla bla
E' tutto sedimentato sotto il chiacchiericcio e il rumore, il silenzio e il sentimento, l'emozione e la paura.
Gli sparuti incostanti sprazzi di bellezza, e poi lo squallore disgraziato e l'uomo miserabile.
Tutto sepolto dalla coperta dell'imbarazzo dello stare al mondo bla bla bla... altrove c'è l'altrove...io non mi occupo dell'altrove dunque che questo romanzo abbia inizio, infondo è solo un trucco, sì, è solo un trucco. 
(Jep)

mercoledì 5 giugno 2013

Addomesticare

”Ma tu cerchi delle galline?”
“No cerco degli amici. Che cosa vuol dire addomesticare?” Chiese il piccolo principe.
“È una cosa da molto dimenticata. Vuol dire Creare dei legami”
“Creare dei legami?”
“Certo,” disse la volpe. “Tu, fino ad ora, per me non sei che un ragazzino uguale a centomila ragazzini. E non ho bisogno di te. E neppure tu hai bisogno di me. Io non sono per te che una volpe uguale a centomila volpi. Ma se tu mi addomestichi noi avremo bisogno l’uno dell’altro. Tu sarai pe me unico al mondo, e io sarò per te unica al mondo.”
La volpe continuò. “La mia vita è monotona, mi annoio. Ma se tu mi addomestichi, la mia vita sarà come illuminata. Conoscerò il rumore dei tuoi passi che sarà diverso da tutti gli altri. I passi degli altri uomini mi fanno nascondere, ma i tuoi mi faranno uscire dalla tana, come una musica.
Per favore addomesticami. Se vuoi un amico addomesticami!”
“Volentieri!” Rispose il piccolo principe. “Ma che bisogna fare?”
Bisogna essere molto pazienti, In principio tu ti siederai un po’ lontano da me. Io ti guarderò con la coda dell’occhio e tu non dirai nulla. Le parole sono una fonte di malintesi. Ma ogni giorno tu potrai sederti un po’ più vicino.”

Antoine de Saint-Exupéry

lunedì 10 gennaio 2011

Mani

Il necessario sta dentro la natura. Ma, per averlo, occorre cavarlo fuori, prenderlo con le mani, e la gente le mani non le sa più usare.
       "Sacramento che disgrazia!" dicono. "Non sappiamo più usar le mani."

Mauro Corona, La fine del mondo storto

sabato 4 dicembre 2010

il congiuntivo

Da domani mi metto a ripetere frasi con il congiuntivo, che mi piaccia o no.
Ecco, l'ho appena fatto. Mi piace, anche se dovrò correggerlo in tutte le cose che scriverò.
Se voglio diventare uno scrittore devo imparare a usare il congiuntivo. Certo, il congiuntivo non è necessario per vivere, ma grazie a lui si vive meglio: la vita si riempie di sfumature  e possibilità. Ed io di vita ho solo questa.

Leo in bianca come il latte rossa come il sangue 
di Alessandro D'avenia

lunedì 29 novembre 2010

"The Golden Notebook" "Il taccuino d'oro" DORIS LESSING




Ovvero: "Le parole non sono un mezzo adeguato per descrivere e capire la realtà".
Anna Wulf cerca continuamente di capire la realtà, di capirne il senso, cerca di capire il senso della sua vita di donna attraverso la descrizione scritta e parlata della realtà e di ciò che vive. La sua vita è una continua scrittura analitica di senso. Si giunge alla conclusione finale dove Anna/Doris scopre che le parole e il linguaggio sono mezzo inadeguato e limitato. Era l'unico modo per aprire un varco di senso nel quotidiano ma si scopre sempre ogni volta limitato e inadeguato.
Prova a dividersi in varie donne tentando, almeno nei suoi taccuini, a creare diverse se stessa per capire quante varianti poteva avere la sua vita, per cercare di avvicinarsi il più possibile ad una verità. Sviluppa diverse vite di donna che riprendono alcuni caratteri di Anna (per rendere l'esperimento più efficace era necessario). Ma nessuna nuova Anna si avvicina a capire la verità o un modo per essere felice a sempre. Quindi nessuna trova la soluzione che è simboleggiata dal fatto che la felicità non dura più di pochi giorni. La felicità è, nelle Anne, totalmente legata alle circostanze e questo provoca in Anne depressione e dolore. Vorrebbe comprendere un senso per staccarle almeno un po'. 
Il libro termina con infelicità, rassegnazione al non capire nulla e quindi al non essere in grado di essere felice e libera.
Il libro ha diversi piani di lettura interessanti, tutti riassumibili dai personaggi Anna con estrema libertà e chiarezza di termini. Il suo desiderio di ricerca della verità impone a tutti i personaggi Anna di essere onesta con le varie realtà che affronta, chiamando le cose sempre con il loro nome, combattendo con se stessa quando non riesce a farlo. In ogni Anna c'è onestà e semplicità rispetto alla verità della realtà. I piani affrontati sono molti, la politica (in particolare del partito comunista durante la seconda guerra e la guerra fredda), la psicologia (con le varie personalità), la sensibilità, l'amore, il bisogno di autonomia e l'individualismo,  il rapporto tra madre e figlia, il problema razziale, il non parlare del femminismo ma di donne soltanto, perché lei è donna punto senza il rischio di cadere in secondi fini ideologici. Tutto ciò è affrontato in modo analitico e realista, senza tralasciare particolari scomodi o che si contraddicono, perché vuole capire e quindi non tralascia nulla. 


venerdì 7 maggio 2010

Il tempo dei cosmonauti

Se potessimo dare un nome a tutto ciò che accade, non ci sarebbe bisogno di storie. Il fatto è che da queste parti la vita supera il nostro vocabolario. Ci manca una parola e cosí si deve raccontare tutta la storia. Che rapporto c'era, ad esempio, tra il vecchio pastore Marius e il piccolo che Danielle portava in grembo quando lasciò il villaggio? Era il padrino del bimbo? Ne dubito.

La storia cominciò e fini nell'estate del 1982, lassú nell'alpeggio, che chiamiamo Peniel.

[...]

- Oggi sono calme, Danielle, - prosegui lui, - calme e arrendevoli, e stanno in gruppo. Non come ieri - ieri sentivano il temporale, e l'aria era piena di formiche volanti. Correvano a coda ritta. Ieri non puoi immaginare quanto erano antipatiche. E oggi sono melliflue. Dolci come il miele, Danielle.

Era l'inizio dell'estate e il prato era pieno di fiori: asfodeli, campanule, botton d'oro, arnica, colchici, primule e fiordalisi (che si dice siano le anime dei poeti).

Danielle aveva ventitre anni. Sua madre era morta e lei viveva con il vecchio padre, che aveva cinque vacche e qualche capra. Lavorava nel magazzino di una fabbrica di mobili ma nella primavera del 1982 la fabbrica era fallita, e cosí lei si era offerta di portare gli animali del padre sui monti - alla baita dove da bambina aveva passato numerose estati con la madre.

«Dove trova il coraggio di starsene lassù da sola?», si chiedeva la gente del villaggio. Ma la verità era che lei non aveva bisogno di coraggio. Quella vita le si addiceva - il silenzio, il sole, la lenta routine quotidiana. Come capita a molte persone che sono sicure di se stesse, Danielle metteva un po' soggezione. Ai balli del villaggio i ragazzi non facevano a pugni per farle da cavalieri nonostante danzasse bene e avesse fianchi larghi e piedi minuscoli. Non erano sicuri che avrebbe riso delle loro battute. E cosí dicevano che era lenta. In realtà, la sua cosiddetta lentezza era una forma di imperturbabilità. Aveva un viso largo - un po' come quello delle squaw indiane - occhi scuri, spalle ampie, polsi piccoli e mani grassocce e capaci. Era facile immaginare Danielle come madre di molti bambini - salvo che lei non sembrava avere alcuna fretta di trovarsi un uomo a far loro da padre.

[...]

John Berger

(http://www.tecalibri.info/L/LONGO-D_racconti.htm)

mercoledì 28 aprile 2010

La Crisi

La crisi è la più grande benedizione per le persone e le nazioni, perché la crisi porta progressi. La creatività nasce dall'angoscia come il giorno nasce dalla notte oscura. E' nella crisi che sorge l'inventiva, le scoperte e le grandi strategie. Chi supera la crisi supera sé stesso senza essere 'superato'.
Chi attribuisce alla crisi i suoi fallimenti e difficoltà, violenta il suo stesso talento e dà più valore ai problemi che alle soluzioni. La vera crisi, è la crisi dell'incompetenza. L' inconveniente delle persone e delle nazioni è la pigrizia nel cercare soluzioni e vie di uscita. Senza crisi non ci sono sfide, senza sfide la vita è una routine, una lenta agonia. Senza crisi non c'è merito. E' nella crisi che emerge il meglio di ognuno, perché senza crisi tutti i venti sono solo lievi brezze. Parlare di crisi significa incrementarla, e tacere nella crisi è esaltare il conformismo. Invece, lavoriamo duro. Finiamola una volta per tutte con l'unica crisi pericolosa, che è la tragedia di non voler lottare per superarla."

(Einstein)

giovedì 11 febbraio 2010

Corpi e Anime

Vi sono soltanto due amori: l'amore di se stessi e l'amore per le altre creature viventi.
E dietro all'amore di se stessi vi sono le sofferenze e il male.
E dietro all'amore per gli altri vi è il bene, vi è Dio.
Ogni qualvolta l'uomo ami all'infuori di se stesso, coscientemente o no, egli compie un atto di fede in Dio. Vi sono soltanto due amori, l'amore di se stessi e l'amore in Dio.

Maxence Van Der Meersch